10. L’etica della professione e la responsabilità del medico (2022)

  • 1 Da Re 2006, pp. 3812 sg.

1Potremmo definire l’etica della professione come quella parte dell’etica applicata che «ha per oggetto l’esperienza lavorativa e professionale dell’uomo», e precisamente che «tratta dei principi, delle finalità, delle virtù, delle norme che a vario titolo concernono tale esperienza»1.

  • 2 Ibid.

2In senso ampio, per professione si può intendere una generica attività lavorativa con la quale l’uomo offre una prestazione, dunque anche quelle del panettiere, del taxista e del benzinaio sono professioni. In un senso più ristretto, invece, per professione si fa riferimento a una attività lavorativa «altamente qualificata, esercitata da soggetti che hanno acquisito una competenza specialistica attraverso un lungo iter formativo e un tirocinio», di particolare rilevanza sociale2. Sono così intese le «libere professioni», come quella dell’avvocato, del notaio, del medico.

3Si può dare un’etica professionale sia nel primo significato, sia nel secondo significato del termine. È però chiaro che la professione del medico tocca il secondo e più specifico senso. Infatti, per iniziare a esercitarla è richiesto il tirocinio più lungo di ogni altra carriera professionale e la categoria dei medici si è data organi di autoorganizzazione e precisi codici di comportamento.

4Un manager quarantenne alcuni anni fa divenne il responsabile dell’area informatica di una delle più grosse aziende telefoniche italiane. Il giorno in cui incontrò per la prima volta i cinquanta dirigenti che avrebbe avuto sotto di sé, fece loro un discorso che è una sintesi assai efficace di quella branca della filosofia morale che è l’etica della professione. Intendeva chiarire quali fossero le attese che egli aveva nei confronti dei dirigenti che aveva di fronte e di coloro che da cui quelli dipendevano, circa tremila persone. A tale scopo, riassunse le sue richieste in cinque punti. Egli chiedeva ai suoi dirigenti: (1) responsabilità personale, (2) disponibilità a condividere gli obiettivi dell’azienda, (3) trasparenza nei rapporti, (4) capacità di lavorare in squadra, (5) competenza professionale. Si tratta di concetti abbastanza diffusi nell’ambito dell’organizzazione aziendale, ma che possono essere utilizzati anche per presentare gli ambiti principali dell’etica della professione.

5Porre la responsabilità personale al primo posto significa che essa ha un ruolo fondamentale rispetto a tutta l’etica della professione. Si può dire che una buona prospettiva per inquadrare tale etica è proprio quella di vederla come etica della responsabilità, sia a causa del valore sociale che ogni professione comporta, sia perché il buon professionista è colui che si assume le responsabilità di ciò che fa.

6La disponibilità a condividere gli obiettivi dell’azienda può essere intesa più in generale come il riferimento a ogni ambito nel quale il proprio agire professionale riguarda la collettività. Riguarda, dunque, il rispetto delle norme e delle consuetudini dell’azienda o dell’istituzione in cui si è stati assunti, ma anche tutto ciò che in un’ottica più ampia riguarda il bene comune e la giustizia: l’adesione alla legislazione inerente la professione, la distribuzione delle risorse connesse alla propria professione, l’attenzione all’ambiente. Per il medico tutto ciò assume una rilevanza particolare dovuta al ruolo sociale peculiare della sua professione, già più volte citato.

(Video) Scoperture e responsabilità personale del medico che residua anche con la copertura RC professionale

7Indicare la trasparenza nei rapporti come requisito dell’etica della professione è un modo efficace di esprimere l’importanza cruciale, in ogni attività lavorativa, della correttezza nei rapporti interpersonali. Questo terzo aspetto dell’etica della professione riguarda tutti i tipi di relazione, dunque per il medico comprende le relazioni col paziente e con i suoi familiari, con i colleghi, con il primario e i superiori in generale, con gli altri professionisti della sanità, ecc.

8La capacità di lavorare in squadra, al centro di molti degli studi di gestione aziendale e oggi di gran moda, ha anche una rilevanza morale. Se, infatti, il lavoro in gruppo è condizione dell’efficacia dell’attività di quasi tutte le professioni – e in quella medica ciò emerge con la massima evidenza –, esso assume un valore che non è solo strettamente tecnico, ma è anche etico.

9Ultimo aspetto dell’etica della professione è la competenza professionale. Pur essendo una condizione necessaria, ineludibile, per il buon professionista, è collocato all’ultimo posto per mettere in guardia dal rischio di considerare la conoscenza della teoria come una condizione sufficiente per essere un buon professionista. L’etica della professione copre un ambito molto più ampio della semplice competenza professionale. Qualche tempo fa ho udito un buon medico di base commentare che i giovani medici sanno tutto su malattie che hanno un’incidenza di un caso ogni 100.000 persone, ma non hanno idea di come comunicare a un paziente una prognosi infausta. In questo esempio è evidente la sproporzione tra la mera conoscenza teorica e quella formazione professionale ed etica complessiva che permette di distinguere tra il semplice laureato in medicina e il bravo medico.

10Si è scelto di presentare l’etica della professione alla luce del concetto di responsabilità perché esso evoca immediatamente la dimensione etica delle attività professionali. Spesso affermare che qualcuno non ha alcun principio di etica professionale non significa altro che dire che lavora in modo irresponsabile. Pensiamo all’avvocato senza scrupoli che attizza le contese per mantenersi i clienti; al manager che è disposto a danneggiare gli avversari con ogni mezzo per fare carriera, all’impiegato che non si assume la responsabilità di ciò che fa e scarica sugli altri gli effetti della propria negligenza, ecc.

11È evidente che la professione medica implica la responsa bilità in un senso particolarissimo. Nel Codice di deontologia medica, l’art. 1, per esempio recita:

Art. 1 – […] Il comportamento del medico, anche al di fuori dell’esercizio della professione, deve essere consono al decoro e alla dignità della stessa, in armonia con i principi di solidarietà, umanità e impegno civile che la ispirano.

12Nell’art. 4, si aggiunge:

Art. 4 Libertà e indipendenza della professione – L’esercizio della medicina è fondato sulla libertà e sull’indipendenza della professione, che costituiscono diritto inalienabile del medico. Il medico nell’esercizio della professione deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai valori etici della professione, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona; non deve soggiacere e interessi, imposizioni e suggestioni di qualsiasi natura. Il medico deve operare al fine di salvaguardare l’autonomia professionale e segnalare all’Ordine ogni iniziativa tendente a imporgli comporta-menti non conformi alla deontologia professionale.

(Video) La responsabilità professionale dei medici e delle professioni sanitarie - Barbara Mangiacavalli

  • 3 Per l’art. 13, cfr. p. 185 e 111.

13Fanno riferimento alla responsabilità anche l’art. 7, sul divieto di abusare del proprio ruolo professionale; l’art. 13 sulla responsabilità nelle decisioni diagnostiche e terapeutiche; l’art. 23 sull’obbligo di assicurare la continuità delle cure e l’art. 32 sull’obbligo di assistenza del minore, del disabile e dell’anziano3.

  • 4 Cfr. Weber 2001.

14Uno dei dibattiti più accesi tra i filosofi morali ha le sue radici nella distinzione tra etica della convinzione (o dell’intenzione) ed etica della responsabilità, così come fu enunciata dal sociologo, economista e filosofo tedesco Max Weber (Erfurt, 1865 -Monaco, 1921) in una conferenza del 1919. Secondo Weber queste espressioni indicano due atteggiamenti radicalmente diversi rispetto alla sfera morale che conducono a un modo di relazionarsi al mondo e alla politica del tutto divergente4.

15L’etica della convinzione corrisponde all’atteggiamento di colui che valuta le azioni in base al loro significato intrinseco, dunque al loro valore in sé. Nella sua forma più estrema, considera ogni azione come un assoluto, a prescindere dal suo impatto nel mondo e dal suo successo: tale posizione conduce al rifiuto di considerare le circostanze e le conseguenze dell’azione, così come la relazione tra mezzi e fini. Poiché chi agisce in questa prospettiva si propone di rispettare un dovere e non di produrre uno scopo, tale posizione rischia di essere un’etica della testimonianza, un’etica, cioè, che non ha alcun interesse a cambiare il mondo, ma ha come unica preoccupazione quella di garantire la coerenza dell’azione con i principi. Weber ritrova questa impostazione in molte etiche di origine religiosa, così come nelle interpretazioni radicali del pacifismo e del socialismo rivoluzionario.

16L’etica della responsabilità, invece, secondo Weber corrisponde all’atteggiamento di colui che vuole trasformare il mondo, e di conseguenza nel suo agire è preoccupato dell’impatto che ciò che fa avrà: il senso di responsabilità spinge a prendere in considerazione la totalità delle prevedibili conseguenze e a scegliere in funzione delle migliori. Chi opera in questa prospettiva ritiene che il valore di un’azione vada cercato fondamentalmente non nell’azione in sé, ma nei suoi risultati. Problema cruciale di questo atteggiamento è però quello di stabilire fino a che punto un mezzo si giustifica solo in funzione dello scopo che deve raggiungere, soprattutto quando il mezzo è un’azione riprovevole. Weber cita come esempi dell’etica della responsabilità il tipo del politico realista, che adatta le proprie scelte al contesto in cui opera, e il personaggio del Grande Inquisitore del romanzo di Dostoevskij, i Fratelli Karamazov, che di fronte alla scelta tra la fedeltà a un ideale e la rinuncia a esso per evitare le conseguenze negative che la coerenza avrebbe prodotto, sceglie la seconda possibilità e tradisce l’ideale.

17Weber pensava che, in un’ottica ideale, le due prospettive dell’etica della convinzione e dell’etica della responsabilità dovessero combinarsi, ma nella realtà tale conciliazione fosse quasi impossibile. Secondo Weber, infatti, l’etica dell’intenzione necessita di un fondamento ultraterreno, di un Dio che garantisca l’ordine di giustizia e il premio dopo la morte. Ma se il mondo dimentica Dio, gli resta solo l’etica della responsabilità.

  • 5 Cfr. Spaemann 1993, pp. 75 sgg.

18Il dibattito più recente ha seguito la direzione della contrapposizione radicale tra queste due prospettive. L’etica della convinzione è stata ricondotta all’etica del dovere di impronta kantiana (deontologia), mentre quella della responsabilità è stata letta in prospettiva utilitaristica. Il filosofo tedesco Spaemann ha però obiettato che porre la questione in questo modo dicotomico è del tutto astratto: nessuna etica prescinde del tutto dalle conseguenze di un’azione, perché per sua natura ogni azione ha degli effetti, e non è possibile neppure definire l’oggetto dell’azione senza tenerne conto5. D’altra parte, per valutare le azioni è anche necessario avere dei principi, almeno alcuni dei quali devono essere assoluti, punti fermi validi in ogni circostanza, inderogabili e indisponibili. La struttura delle azioni umane, insomma, richiede che la valutazione morale sia una combinazione dei requisiti dell’etica della responsabilità con quelli dell’etica della convinzione.

(Video) longlong

19Se riflettiamo sul concetto di responsabilità, possiamo vedere che esso è assai più complesso della descrizione data da Weber, che sembra identificare la responsabilità con il calcolo delle conseguenze. L’uso del termine implica, infatti, il riferimento a diversi elementi.

  • 6 Di R. Mandel, USA, 1992 (con B. Fraser, M. Damon, Ch. O’Donnell, A. Locane, B. Affleck).

20Può essere utile ricorrere a un esempio, tratto dal film Scuola d’onore, del 19926. Il film narra di un gruppo di studenti di un prestigioso college americano, alle soglie del passaggio all’università. Gli studenti devono affrontare gli esami finali, dai quali dipende il loro futuro. Quello di storia incide per il trenta per cento sul risultato complessivo. Secondo il regolamento del college, prima di iniziare lo scritto, gli studenti devono firmare un documento con il quale si impegnano, sul loro onore, a non copiare, ma anche a denunciare i compagni che lo fanno, pena l’espulsione dal college. Inizia l’esame e il professore esce dall’aula. Uno degli studenti, il rampollo viziato di una ricca e influente famiglia, di nome Dillon, tiene nascosto in mano un pezzo di carta con alcuni appunti e lo consulta per rispondere alle domande. Due compagni lo vedono. Al termine dell’esame, nel lasciare l’aula, Dillon perde il foglietto. Il professore lo trova, ma non può risalire al suo autore perché è scritto in stampatello. Allora convoca tutta la classe e comunica di avere la prova che uno di loro ha copiato. Poiché tutti hanno sottoscritto l’impegno d’onore, aggiunge il docente, o il responsabile si autodenuncia, o tutta la classe verrà bocciata. Greene, uno dei due testimoni, va a parlare con Dillon chiedendogli di non far pagare a tutti la sua azione, ma questi si rifiuta, anzi, non appena si trova con i compagni, accusa lo stesso Greene di essere il colpevole. Il regolamento della scuola lascia agli studenti la facoltà di scegliere se lasciare la decisione al collegio dei docenti, o se invece giudicare tra loro la questione, e comunicare il verdetto al preside. Greene e Dillon accettano di farsi giudicare dai compagni, impegnandosi a sottoscrivere il loro verdetto. Nella votazione è indicato come colpevole Greene. Fedele alla parola data ai compagni, questi va ad autodenunciarsi, accettando così di assumersi la responsabilità di qualcosa che non ha commesso. Tralasciamo il finale del film per non togliere il piacere di vederlo al lettore che fosse interessato. Quanto abbiamo raccontato, infatti, è sufficiente per il nostro scopo. Pur trattandosi di una storia di fantasia, essa mette in luce assai bene i cinque aspetti essenziali della responsabilità morale.

21In primo luogo, la responsabilità indica il riferimento a un soggetto libero che è la causa di un’azione. In questo senso, la responsabilità deriva direttamente dalla libertà, dall’autonomia intesa come capacità di autodeterminazione, coincide con l’»imputabilità» dell’azione e dunque si stabilisce in base alla valutazione dell’intenzione; il primo compito che gli studenti dell’esempio devono assolvere per salvarsi dalla bocciatura è individuare chi ha copiato. La responsabilità significa in primo luogo assegnare un’azione al suo autore, come in un titolo di giornale che dicesse: «muore neonato durante un cesareo, si cerca di stabilire la responsabilità del chirurgo e dell’anestesista».

22In secondo luogo, la responsabilità indica il riferimento a degli effetti moralmente rilevanti di un’azione, che come tali meritano un premio o una punizione, come il risarcimento di un danno, o una promozione. La responsabilità in questo senso si stabilisce in base alla valutazione delle conseguenze dell’azione: nell’esempio del film, chi ha copiato si è macchiato di slealtà e mancanza alla parola data, dunque deve pagare con l’espulsione dalla scuola, altrimenti dovranno pagare anche i compagni con la bocciatura all’esame, per salvare l’onore della scuola. Oppure se, nell’esempio dell’articolo di giornale, si affermasse che «il chirurgo è stato ritenuto responsabile dei danni derivati dall’intervento da lui compiuto».

23In terzo luogo, la responsabilità può indicare il riferimento a degli impegni presi. Per esempio, se prometto qualcosa a qualcuno, ciò significa che da ora in poi sono responsabile di adempiere ciò che ho promesso, o se mi offro di accompagnare degli amici con la mia auto, divento responsabile della loro incolumità. La responsabilità in questo senso si stabilisce in base alla valutazione della presenza di obblighi formali: nell’esempio del film, questo aspetto della responsabilità emerge sia negli effetti della sottoscrizione dell’impegno d’onore da parte degli studenti, sia nella promessa fatta da Greene e da Dillon di accettare il giudizio dei compagni, qualunque esso sia; in ambito medico, siamo in questo caso se si afferma che «il medico è stato accusato di omissione di soccorso».

24Inoltre, la responsabilità include il riferimento a qualcuno rispetto al quale devo rendere conto di ciò che ho fatto. La responsabilità implica dunque un elemento di risposta che si deve dare a qualcuno, un aspetto intersoggettivo: nell’esempio del film, i ragazzi devono rispondere al professore e alla scuola di aver copiato o coperto il colpevole, ma anche il colpevole è chiamato a rispondere ai compagni delle sue azioni, cosa che Dillon rifiuta di fare. In ambito medico, questo senso di responsabilità emerge se si afferma che «il primario ha convocato il personale del reparto per chiedere conto della loro mancanza di puntualità».

(Video) SlowTech 08. Conversazione con Norberto Patrignani

25Infine, la responsabilità fa riferimento alla consapevolezza e insieme alla presa di posizione soggettiva rispetto alle proprie responsabilità. A ciò si riferisce l’espressione «assumersi la responsabilità», come emerge chiaramente nel momento in cui Greene accetta di autodenunciarsi (e si assume la responsabilità di qualcosa che non ha fatto per non mancare alla promessa fatta), oppure se affermiamo che «il medico ha riconosciuto di aver sbagliato la diagnosi e si è scusato col paziente».

26I cinque elementi appena elencati si presentano in ogni forma di responsabilità morale, ma anche alla responsabilità giuridica, e rivelano che nella responsabilità entrano aspetti oggettivi, indicati nei primi tre punti dell’elenco, aspetti intersoggettivi, indicati dal quarto, e aspetti soggettivi, presenti nel quinto punto dell’elenco. Se lasciamo da parte la questione della responsabilità giuridica e ci limitiamo alla sfera più specificamente morale, l’analisi degli elementi che convergono nella nozione di responsabilità serve anche a comprendere il legame tra l’azione e il suo peso morale.

27Le azioni moralmente rilevanti si presentano all’esperienza come degne di lode e biasimo, meritevoli di premio o di punizione: ciò significa che il loro impatto nel mondo non è irrilevante. Il fatto che le azioni abbiano un «peso» morale è un’obiezione importante a coloro che negano di poter dare contenuto sostanziale al bene, e limitano la morale a un’etica pubblica frutto di convenzione e a un’etica privata abbandonata alle preferenze soggettive dei singoli. Questa posizione impone di considerare i propri valori più profondi come decisioni neutrali che riguardano procedure prive di contenuto valoriale. Ma ciò non è vero né dal punto di vista soggettivo, perché i valori che sono criterio delle nostre scelte per noi non hanno una valenza neutrale, né dal punto di vista oggettivo, perché le scelte in ambiti moralmente rilevanti, come in ambito medico o educativo, hanno un impatto assai grave sulla cultura, la mentalità, le norme giuridiche della società. Il fatto che le nostre azioni abbiano un peso morale si esprime proprio con il concetto di responsabilità.

28Una questione assai importante per l’etica della professione è se si possa parlare e in che misura, di responsabilità collettiva. È chiaro che se una banda di teppisti distrugge un locale, la responsabilità riguarda un gruppo di persone, ma anche dal punto di vista giuridico i teppisti dovranno rispondere di ciò che hanno fatto individualmente. In questo esempio la responsabilità collettiva è semplicemente la somma delle responsabilità individuali.

29Si consideri però il caso in cui una comunità o un popolo abbiano compiuto atti di ingiustizia in passato, per esempio abbiano decimato una minoranza etnica, confiscando i loro beni, e dopo decenni dalla morte degli effettivi responsabili, ancora nessuno abbia risarcito le vittime. Pur essendo scomparsi gli autori delle ingiustizie, non si può affermare che nessuno sia più responsabile di riparare ai danni. Dal punto di vista morale, in casi come questo i membri della comunità alla quale i responsabili appartenevano sono chiamati ad assumersi la responsabilità oggettiva di ciò che hanno compiuto coloro che li hanno preceduti, anche se non sono soggettivamente responsabili delle ingiustizie. Ciò può essere applicato anche alle comunità scientifiche, per esempio riguardo al dovere di riparare ai danni fatti da chi ci ha preceduto, anche se non si è gli autori di tali danni, oppure alle strutture, come un ospedale, in cui le prestazioni professionali sono offerte dalla cooperazione di molte persone. Qui la responsabilità assume di frequente l’azione della corresponsabilità. È importante imparare a cogliere anche questa dimensione della propria responsabilità professionale che, ancora una volta, è morale ancora prima che legale.

30Il filosofo tedesco Hans Jonas ha studiato la questione della responsabilità morale nelle sue applicazioni in campo biomedico, diventando uno dei rappresentanti più autorevoli dell’etica della responsabilità, esposta soprattutto a partire dalla pubblicazione del libro Il principio responsabilità (1979). A Jonas va il merito di aver messo in luce come l’ambito delle biotecnologie presenti delle forme peculiari di responsabilità per le conseguenze delle azioni. Gli interventi che esse rendono possibili possono infatti avere delle conseguenze a lungo termine e di portata globale tale quale non si è mai data in altre forme dell’agire umano, come per esempio la possibilità di influenzare l’identità genetica delle generazioni future e l’ecosistema nel suo complesso.

31L’ambito della bioetica è evidentemente collegato tanto al bene dei singoli quanto al bene della società. Jonas ha osservato che la tecnologia non solo offre nuove possibilità di scelta, bensì cambia il modo in cui percepiamo la vita. Senza un’idea del bene individuale e sociale, la scienza può essere spinta a prendere in mano le redini della società, ma non ha le categorie per fare questo. È dunque necessaria una presa di coscienza dell’impatto culturale che le decisioni economiche, scientifiche e tecniche possono avere sulla società, per affidare a una seria riflessione filosofica le conseguenze etiche che tali ambiti dell’agire umano possono avere.

32Lo sviluppo scientifico e tecnico ha aumentato sempre più la distanza tra l’uomo che agisce e le conseguenze delle sue azioni: ciò aumenta anche l’incertezza riguardo alla valutazione di tali conseguenze e dunque la prudenza richiesta. Sempre più l’umanità corre il rischio, secondo Jonas, di «segare il tronco sul quale sta seduta». Egli guardava con preoccupazione al pericolo che la crescente specializzazione in ambito scientifico e tecnologico potesse condurre a una diminuzione della percezione della responsabilità individuale. Tale rischio stava a suo avviso emergendo nella tendenza a delegare la responsabilità ai vari codici di deontologia professionale, e quindi alla crescente insensibilità dei ricercatori di fronte all’assunzione di responsabilità per le proprie azioni. Questo è un pericolo che minaccia anche la categoria dei medici, e dunque va tenuto presente nella valutazione delle proprie responsabilità professionali.

(Video) CORSO DI ANTROPOLOGIA MEDICA - VI - INTRODUZIONE ALL'ETICA MEDICA di Federico E. Perozziello

FAQs

10. L’etica della professione e la responsabilità del medico? ›

Il medico nell'esercizio della professione deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai valori etici della professione, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona; non deve soggiacere e interessi, imposizioni e suggestioni ...

Cosa è l'etica medica? ›

Insieme di principi e valori che presiedono alla pratica medica, con specifico riferimento alla legittimità e alla 'giustezza' di ogni atto medico.

Quale è il primo dovere verso il paziente? ›

34L'ambito del rapporto tra medico e paziente trova il suo primo principio di riferimento negli articoli 3 e 20, nei quali si afferma il dovere del medico di rispettare i diritti fondamentali della persona, qualunque sia la sua condizione.

Quali sono i quattro principi etici? ›

Il secondo parametro cui fare riferimento per formulare il giudizio etico è costituito dal riferimento della decisione ai principi della bioetica. Childress e Beauchamp nel 1979, hanno elaborato quattro principi (autonomia, non-maleficienza, beneficienza, giustizia) che dovrebbero fungere da guida.

Quali sono i principi generali dell'etica medica? ›

Principio di Non Maleficenza o primum non nocere: il personale sanitario non deve causare danno al paziente; Principio di Giustizia: in caso di risorse limitate, i trattamenti devono essere distribuiti tra i pazienti in modo equo e giusto.

Cosa non può fare il medico? ›

Dovere del medico - Il medico non può rifiutarsi di intervenire e deve, indipendentemente dalla sua abituale attività specialistica, in qualunque luogo o circostanza, prestare soccorso e cure d'urgenza a chi ne abbisogni e comunque tempestivamente attivarsi per ogni più specifica e adeguata assistenza.

Quali sono i doveri di un medico? ›

Doveri del medico sono la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera.

Su cosa giura un medico? ›

di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della professione.

Quali sono i valori etici? ›

I valori etici sono le basi su cui le persone governano il proprio comportamento. Sono guide di comportamento, normalmente accettate in modo sociale e aiutano a differenziare ciò che è corretto o meno. Un individuo ha determinati principi etici e sulla base di essi agisce in un certo modo.

Quale principio ha introdotto la bioetica? ›

Principio di autonomia del malato

Sulla base del principio di autonomia, medici e sanitari sono dunque tenuti ad agire in promozione di questa autonomia, cercando di trattare i pazienti in modo da renderli capaci ad agire e decidere autonomamente. Questo principio quindi scardina il paternalismo medico.

Quando si sviluppa l'etica medica? ›

A partire dagli anni Sessanta del 20° sec. alcuni teologi e filosofi morali cominciarono a mettere in discussione la possibilità che un'etica medica basata sui principi morali dei codici deontologici potesse assicurare il rispetto dei diritti individuali delle persone.

Cosa si intende per non Maleficita? ›

Non maleficenza significa non provocare danno. Per tradizione, questo elemento è al centro dell'etica medica e fa parte del Giuramento di Ippocrate (un giuramento che i nuovi medici prestano in molti paesi).

Che cosa si intende per dilemma etico? ›

«Il dilemma etico può essere definito come un conflitto decisionale tra principi concorrenti e/o contrastanti ma tutti eticamente corretti, all'interno di contesti complicati e di specifici livelli di responsabilità.

Quali sono i tre principi etici Dell'oss? ›

L'oss è chiamato durante il suo lavoro a mantenere un atteggiamento professionale, non giudicante e rispettoso, senza esprimere con gesti o parole il suo giudizio, in merito alla circostanza in cui si trova il paziente, ma al contrario deve mantenere un pensiero razionale, un atteggiamento professionale e svolgere le ...

Che cosa sono i principi morali? ›

Il Free Dictionarydefinisce i principi morali come “i principi di giusto e sbagliato che sono accettati da un individuo o da un gruppo sociale”. Come regola generale, la morale è ciò che usiamo per guidare le nostre azioni.

Qual è la differenza tra etica e morale? ›

Spesso etica e morale sono usati come sinonimi e in molti casi è un uso lecito, ma è bene precisare che una differenza esiste: la morale corrisponde all'insieme di norme e valori di un individuo o di un gruppo, mentre l'etica, oltre a condividere questo insieme, contiene anche la riflessione speculativa su norme e ...

Cosa vuol dire etica morale? ›

In altri termini, spesso morale ed etica sono impiegati come sinonimi senza percepire la piccola, ma sostanziale differenza: la morale è l'insieme di norme e valori di un soggetto (o di un gruppo), mentre l'etica, oltre a considerare questo insieme, riflette razionalmente su di esso.

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6. Una filosofia per la medicina. Lezione magistrale del Professor IVAN CAVICCHI
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